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Cancro: questione di informazione

Se si fornisce alle cellule staminali tumorali una corretta informazione, esse possono essere indirizzate verso la normalità: intervista a Pier Mario Biava…

Valerio Pignatta – 06/02/2012

Cancro: questione di informazione

 

Tratto da Scienza e Conoscenza n. 37.

Il professor Pier Mario Biava, medico del lavoro, studia da parecchi anni il rapporto fra cancro e differenziazione cellulare: ha isolato i fattori di differenziazione delle cellule staminali in grado di inibire o rallentare la crescita di vari tipi di tumori umani. Docente per numerosi anni alla Scuola di specializzazione di medicina del lavoro di Trieste, lavora attualmente presso l’IRCCS Multimedica di Milano.

È presidente della Fondazione per la ricerca delle terapie biologiche del cancro e vice presidente dell’International Academy of Tumor Marker Oncology. Negli ultimi due anni ha partecipato attivamente all’avanzamento delle ricerche nell’ambito del rapporto tra cellule staminali e cancro. Ultimamente ha avuto modo di curare come guest editor il numero speciale di una importante rivista medica internazionale, ovvero Current Pharmaceutical Biotechnology (volume 12, n. 2, febbraio 2011, consultabile alla pagina: http://www.benthamdirect.org/pages/b_getarticlebyissue.php), sul tema “Reprogramming of Normal and Cancer Stem Cells” (Riprogrammazione di cellule staminali normali e cancerose).
Riprendiamo e approfondiamo il tema già affrontato sul numero 26 della rivista, intervistando il professor Biava sugli ultimi sviluppi della sua interessante e promettente ricerca sulle terapie del cancro.

Allo stadio attuale della ricerca, secondo lei, qual è il ruolo delle cellule staminali tumorali nel determinare la malignità della malattia cancerosa?
Numerose ricerche effettuate in tutto il mondo hanno evidenziato che alla base della malignità dei tumori vi sono cellule staminali tumorali, resistenti alla chemioterapia e alla radioterapia, che sono in grado di metastatizzare e di riprodurre, a partire da poche cellule, tutto il tumore. Nell’ambito di una neoplasia vi possono essere cloni cellulari diversi: di solito quando un tumore, magari dopo aver risposto alle terapie tradizionali di consolidata efficacia e riducendosi quindi nelle sue dimensioni, non guarisce, recidiva e metastatizza percheé contiene cellule staminali tumorali: contro di esse finora non sono ancora state trovate terapie veramente efficaci.

Il filosofo della scienza Ervin Laszlo nella prefazione al suo libro Il cancro e la ricerca del senso perduto (edito da Springer, 2008) afferma come esso sia uno dei testi più straordinari che egli abbia mai letto. Questa affermazione parte dal fatto che, per Laszlo, la scoperta eccezionale che lei ha operato sta nell’aver individuato in un difetto di comunicazione intercellulare la potenza di crescita del cancro. Ristabilire un sano flusso di informazioni tra le cellule e la conseguente riprogrammazione delle cellule cancerose all’interno di una normale fisiologia è la strada da percorrere per il ripristino della salute dell’organismo. Oggi sappiamo qualcosa di più preciso su questo percorso di guarigione?
Oggi, fortunatamente, tutta la ricerca più avanzata a livello mondiale condivide l’idea che la malignità dei tumori sia legata alla presenza di cellule staminali alterate. Questo è il primo passo importante che ci può portare verso nuovi e diversi approcci terapeutici rispetto a quelli finora adottati. Inoltre tutti i ricercatori oggi sanno che le cellule staminali normali possono essere riprogrammate e si fa strada il concetto che anche le cellule staminali tumorali possano essere in qualche modo riprogrammate e differenziate. L’idea che alla base della malignità dei tumori vi potessero essere cellule staminali tumorali e che queste potessero essere riprogrammate è la via che seguo da circa 20 anni: per questo la rivista scientifica Current Pharmaceutical Biotechnology mi ha chiesto di essere Guest Editor di un numero speciale avente proprio come titolo “Reprogramming of Normal and Cancer Stem Cells”. È questo un tema che, in altre parole, può essere declinato seguendo i concetti usati da Laszlo: da grande filosofo della scienza Laszlo esprime il concetto di riprogrammazione come corretta informazione: se si fornisce alle cellule staminali tumorali una corretta informazione, esse possono essere indirizzate verso la normalità, ripristinando così la salute dell’organismo.

Il Cancro e la Ricerca del Senso Perduto

Quali sono le difficoltà più grandi nel proporre una terapia di questo tipo? Sia da un punto di vista burocratico che da un punto di vista medico?
Le difficoltà maggiori dal punto di vista terapeutico sono rappresentate dal fatto che le malattie tumorali sono malattie diverse, seppure condividono, alla base, meccanismi patogenetici comuni. Di fatto ogni tipo di tumore, se ci poniamo nell’ottica di una terapia di riprogrammazione, andrebbe trattato con interventi mirati, praticamente fatti a misura di paziente. Inoltre occorre tenere conto che in un approccio non distruttivo, ma “rieducativo” della cellula tumorale, le istruzioni da dare alla cellula per “convincerla” a prendere la strada della normale fisiologia sono complesse, ovvero occorre somministrare un network di sostanze e non singole molecole: infatti le cellule staminali tumorali sono cellule che hanno perso in parte o totalmente il programma della differenziazione cellulare e per riportarle alla normalità occorre dare loro la parte del programma mancante. Da qui l’uso dei fattori di differenziazione delle staminali come nuovo approccio terapeutico. Per arrivare a un trattamento efficace, oltre ad una migliore comprensione delle alterazioni che sono presenti in ogni singolo tumore, occorre rivedere la normativa del farmaco, che i Ministeri della Sanità dei vari paesi adottano: occorre adeguare detta normativa alle nuove visioni che nella biologia si stanno facendo strada. Questa revisione è indispensabile non solo per iniziare un nuovo percorso terapeutico nei confronti dei tumori, ma anche per affrontare le nuove terapie rigenerative nel campo delle malattie degenerative e dei trapianti.

Per quali tipi di tumore è possibile oggi fornire informazioni alle cellule cancerogene affinché passino da uno stato di moltiplicazione a un processo di differenziazione, reintegrandosi correttamente nelle dinamiche normali dell’organismo umano?
Al momento attuale le ricerche sulla riprogrammazione delle cellule staminali tumorali vengono effettuate a livello sperimentale in laboratorio. Numerosi sono i centri di ricerca nel mondo che si stanno interessando dell’argomento ed è possibile sperare che in un futuro, ancora però abbastanza lontano, si possano avere dei buoni risultati (nei nostri laboratori di ricerca le linee di tumori umani che hanno risposto in vitro, rallentando la loro crescita, sono i seguenti: gliobastoma multiforme, un tumore aggressivo del cervello, tumore della mammella, del fegato, del rene, del colon, melanoma e leucemia linfoblastica acuta). Per quanto riguarda l’approccio a livello clinico, ho provveduto a mettere a punto un primo prodotto naturale che utilizza i fattori di differenziazione delle cellule staminali per controllare la crescita tumorale. Si tratta di un prodotto dove i fattori di differenziazione sono contenuti a bassissimo dosaggio e che viene utilizzato per migliorare il performace status e la qualità della vita per i pazienti oncologici in fase avanzata. Detto prodotto ha dato buoni risultati nel trattamento del tumore primitivo del fegato, dove, in uno studio clinico controllato e randomizzato su 179 pazienti, il miglioramento del performance status ha interessato oltre l’80% dei malati e si sono evidenziate anche regressioni e stabilizzazioni della malattia. Tale terapia oggi dovrebbe essere utilizzata solo nell’epatocarcinoma in fase intermedia-avanzata, tenendo conto di quanto detto precedentemente, e cioè che ogni tipo di tumore richiede un trattamento specifico, che può andare bene per alcuni, ma non per altri.

Abbiamo delle quantificazioni statistiche dei risultati che è possibile ottenere con questa rivoluzione nell’informazione cellulare tumorale?
Nell’epatocarcinoma (tumore primitivo del fegato) in fase intermedio-avanzata abbiamo avuto il 20% di regressioni ed il 16% di stabilizzazione della malattia con un aumento significativo della sopravvivenza di tutti i pazienti che hanno risposto al trattamento: da una prognosi infausta di 8-10 mesi, si è passati ad una sopravvivenza di oltre 5 anni per il 65% dei pazienti.

Entrando nel merito della terapia, che tipo di protocollo viene approntato? Si utilizzano rimedi naturali o farmaci di sintesi? La dieta ha un suo ruolo? O cambia tutto rispetto alla visione fisiologica standard?
Il protocollo – che prevede l’utilizzo di prodotti naturali – è molto semplice: si tratta di assumere 40 gocce 3 volte al giorno di una soluzione di tali fattori di differenziazione, tenendoli in bocca sotto la lingua per 1 minuto. Il trattamento non ha effetti collaterali negativi e, nel caso che dopo tre mesi vi sia una progressione della malattia, esso può essere sospeso (se dopo tre mesi non ha funzionato, significa che per quel paziente specifico il trattamento non è efficace). Ovviamente la dieta è molto importante come elemento di supporto al trattamento. In sintesi si può dire questo: occorre eliminare dalla dieta i cibi contenenti grassi animali, carni rosse, latticini e formaggi, e adottare invece un’alimentazione povera di grassi, ricca di fibre e quindi di verdura e di frutta. Fra le carni occorre scegliere quelle di pesce, pollo, coniglio, tacchino, ovvero le carni bianche.

Cosa ci possiamo aspettare nell’immediato futuro dalla ricerca sulle cellule staminali e i meccanismi di comunicazione organica? Il lavoro pionieristico del professor John Klavins, già presidente dell’International Academy of Tumor Marker Oncology, che ha gettato le basi per un nuovo paradigma scientifico, diventerò finalmente patrimonio condiviso della comunità medica e fonte di nuovo slancio per una ricerca anticancro non viziata dal contesto in cui è sorta?
Penso che le cose stiano rapidamente cambiando. Anche a livello di ricerca di base ci si sta rendendo conto che l’approccio riduzionistico, basato sullo studio dei meccanismi puntuali non è più sufficiente: è importante, ma non ci fa capire la complessità della vita. Oggi la ricerca sperimentale si sta rendendo conto che le risposte biologiche dipendono dal contesto, ovvero dalle reti di relazione e dal micro-ambiente in cui le cellule si trovano. La comunicazione fra le cellule cambia radicalmente in contesti diversi e a volte si interrompe completamente: è quanto avviene nelle malattie tumorali, dove un sottosistema di cellule ha perso il contatto con tutte le altre e si è organizzato come nuovo sistema complesso adattativo che si sviluppa utilizzando un codice di significazione dei messaggi diverso da quello delle cellule adulte. Si tratta di un codice di significazione embrionario, il cui messaggio significante di fondo è: organizzare una nuova vita. E il tumore organizza una propria vita, ma a scapito dell’organismo adulto. Solo il contatto con il “suo” micro-ambiente embrionario può portare il nuovo sistema adattativo rappresentato dal cancro a ri-significare in modo corretto i messaggi e a normalizzare la comunicazione con le cellule adulte. Oggi molti ricercatori si stanno accorgendo di questo e indirizzano le loro ricerche agli studi dei contesti e delle relazioni per dar vita a interventi di tipo complesso: numerose pubblicazioni oggi studiano reti di geni e network di sostanze per stabilire quali relazioni esistono in contesti diversi fra queste reti di geni e le reti di sostanze regolatrici. Questo fa ben sperare nel futuro.

Abbiamo intervistato Pier Mario Biava
Medico del lavoro, si è laureato in Medicina nell’Università di Pavia nel 1969, specializzandosi prima in medicina del lavoro all’Università di Padova nel 1972 ed in seguito in igiene all’Università di Trieste. Studia da parecchi anni il rapporto fra cancro e differenziazione cellulare: ha isolato i fattori di differenziazione delle cellule staminali in grado di inibire o rallentare la crescita di vari tipi di tumori umani. Docente per numerosi anni alla Scuola di Specializzazione di Medicina del Lavoro di Trieste, attualmente lavora presso l’Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Multimedica di Milano. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di alcuni libri editi da Feltrinelli e da Bruno Mondadori. È Presidente della Fondazione per la Ricerca delle Terapie Biologiche del Cancro e Vice Presidente della Società Scientifica “International Academy of Tumor Marker Oncology”. Fa parte dei Comitati Scientifici di alcune riviste internazionali nel campo dell’oncologia e dell’epidemiologia. È Vice-Presidente Nazionale del WWF Italia.
Per info: www.biava.info

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