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Da: http://scienzaesalute.blogosfere.it/2011/01/terminali-invece-serenamante-in-vita-dopo-anni.html

 

Current Pharmaceutical Biotechnology, un’importante rivista scientifica internazionale, dedica il volume 12 numero 2 di febbraio 2011 al tema della riprogrammazione delle cellule staminali normali e tumorali [Reprogramming of normal and cancer stem cells].

Il volume è curato da Pier Mario Biava, medico ricercatore, le cui ricerche pionieristiche hanno aperto un nuovo modo di affrontare le malattie tumorali che negli anni recenti è stato riconosciuto come valido ed innovativo dalla comunità scientifica internazionale.

Migliaia le ricerche che ultimi anni in tutto il mondo hanno dimostrato l’assunto sostenuto da Biava sin dall’inizio e cioè che la malignità del tumore è legata alla presenza di cellule staminali mutate, responsabili delle recidive della malattia e delle metastasi.

Gli studi svolti dimostrano che queste cellule, che rispondono poco alla chemio e radioterapia, possono essere riprogrammate/normalizzate, confermando le proprietà in tale senso di alcune sostanze già individuate dallo stesso Biava e che, negli studi in cui sono coinvolti pazienti considerati non trattabili in altro modo, hanno dato risultati molto validi, compresa la totale scomparsa della malattia tumorale, evidenziata in modo oggettivo con le metodiche cliniche più avanzate.

Da qui il numero speciale di Current Pharmaceutical Biotechnology che raccoglie articoli di numerosi studiosi che lavorano in prestigiose istituzioni scientifiche internazionali: Centro Tumori di Tokio, prestigiose Università e Centri di Ricerca statunitensi, Indiani, Indonesiani, importanti Università italiane, quali l’Università di Milano, di Roma “La Sapienza” , di Pisa, L’Aquila, Varese, (Bocconi per le statistiche) nonchè di prestigiosi Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, come Humanitas e Multimedica di Milano.

Il numero speciale è composto da 15 articoli, di cui 3 scritti da Biava con vari collaboratori.

L’articolo che vede la partecipazione con la Bocconi e l’Università dell’Aquila mira a migliorare l’intervento terapeutico, suggerendo ai medici precisi protocolli di trattamento con i fattori di differenziazione delle cellule staminali.

L’ articolo che vede la partecipazione con l’Universita’ La Sapienza risulta importante perché descrive l’azione di potenziamento nel rallentamento della crescita del tumore del colon dovuta alla contemporanea somministrazione di alcuni chemioterapici come il 5 fluoro uracile e dei fattori di differenziazione delle cellule staminali: questo fatto è di estrema importanza, perché mostra la possibilità che si possa avere una integrazione fra terapie tradizionali di consolidata efficacia e nuove terapie di modulazione e di differenziazione.

Dal punto di vista terapeutico ha grande rilevanza l’articolo siglato come primo autore da Tito Livraghi, il padre del trattamento per via percutanea dei tumori
del fegato, scritto in collaborazione con clinici dell’Università di Milano, in cui si descrivono i casi di regressione completa nei pazienti con epatocarcinoma in stadio intermedio-avanzato, trattati con i fattori di differenziazione messi a punto da Biava.

I casi di regressione completa riguardano il 13% uno su 7 di pazienti già dati per terminali, mentre considerando i pazienti che hanno ottenuto una regressione parziale e una stabilizzazione della malattia la percentuale sale fino al 36% ovvero uno su 3.

Risultati molto rilevanti se si considera che nessun trattamento, (ad esclusione della chirurgia o del trapianto nei limitati casi in cui sono possibili), presenta simili risultati di sopravvievenza ancora a distanza di anni di pazienti già valutati come terminali.

Questi dati,oggettivamente riscontrati e ampiamente documentati nel numero della rivista, dimostrano che è necessario avviare studi ancor più vasti su tali terapie per due motivi: per offrire a chi soffre nuove possibilità di cura, senza invalidare anzi potenziando le terapie già in uso, e per continuare ad accrescere le percentuali di sopravvivenza.

Tumori, efficace terapia 'rieducativa'